“Il Coaching non è solo una tecnica da sfoderare e applicare rigidamente in determinate circostanze. E’ un modo di essere leader e di fare management, un modo di trattare le persone, un modo di pensare, un modo di essere”.

John Withmore

Che cosa è il coaching

 La parola “coaching” ha origine dal termine francese coche, carrozza (derivato a sua volta dall’ungherese kocsis e più precisamente da un villaggio magiaro Kochs, a 70 km a nord ovest di Budapest, dove venivano fabbricate carrozze di qualità). Il termine ha assunto, col tempo, differenti significati. Infatti, nel XVI secolo coche identificava un mezzo di trasporto trainato da cavalli e condotto da una guida, il cocchiere. Il termine anglosassone invece rinvia il coaching all’ambiente sportivo. Nel XIX secolo in Inghilterra gli studenti universitari verso la fine del proprio percorso utilizzavano il termine coach per indicare i migliori tutor, coloro che li avevano accompagnati durante l’intero percorso, aiutandoli a raggiungere gli obiettivi accademici, e che venivano considerati autorevoli. Ma è negli Stati Uniti che prende forma il coaching, intorno agli anni ‘70 ed in ambito sportivo, laddove il coach nasce per aiutare l’atleta a potenziare le sue risorse in vista di obiettivi sportivi.

The Inner Game 

Il pioniere in tal senso fu Timothy W. Gallwey, allenatore della squadra di tennis della Harvard University, che si ispirò alla filosofia Zen ed alla Psicologia Umanistica e sviluppò il concetto di inner game. Gallwey nel suo “Il gioco interiore del Tennis” pubblicato nel 1972, identifica e descrive il Sé 1 ed il Sé 2. Il primo non esiste concretamente ma racchiude tutte le proiezioni dei nostri preconcetti che ci condizionano e ci limitano; il secondo è l’unico che esiste veramente perché è l’essere umano con tutte le sue potenzialità latenti e la sua capacità di metterle a frutto per raggiungere gli obiettivi. Quindi il Sé 1 è la parte che dubita, critica ed alimenta le tensioni; il Sé 2 invece, riesce a gestire molte più informazioni ma raramente viene lasciato lavorare come dovrebbe perché influenzato dal primo. Non a caso Gallwey ritiene che l’inner game sia un modo divertente per “distrarre il distrattore”, ovvero distogliere la mente dai condizionamenti. Alla base del gioco interiore c’è un triangolo (PEL) in cui i vertici sono rispettivamente rappresentati da: P= Performance, E= Enjoyment e L= Learning; per cui la formula efficace è: P= p-i, ovvero la performance è data dal potenziale meno le interferenze. Minori saranno le interferenze, migliore sarà la performance. Gallwey spiega che, affinché si generi armonia tra i due self, è necessario saper lasciar andare il giudizio, saper lasciar andare l’ego, avere una presenza nel qui ed ora, apprendere dai feedback che riceviamo e fidarci delle naturali abilità che ciascuno di noi possiede. Il coaching ha toccato, con il tempo, svariati ambiti, dallo sport al business, dal life al career coaching. 

Come lavora un coach

Compito del coach è quello di stabilire una relazione fatta di accoglienza, empatia, ascolto attivo, osservazione attenta ed assenza di giudizio nei confronti del coachee, affinché quest’ultimo venga messo nella migliore delle condizioni per lavorare su se stesso, partendo da uno STATO PRESENTE (stato problema) verso lo STATO DESIDERATO. Uso a disposizione del coach sono le domande, potenti ed efficaci, che hanno il compito di aprire il dubbio e stimolare la riflessione affinché il coachee possa vedere un nuovo punto di vista dello “stato problema”. Uso delle domande che richiama un’arte storica e riconducibile al primo maestro del coaching, Socrate; egli, con la Maieutica, e prendendo spunto dall’ operato della sua mamma Fenarete che era una levatrice, aiutava i suoi allievi a “partorire” le risposte che si nascondevano dentro ciascuno di loro. Partendo, quindi, dallo stato presente, attraverso le domande il coach aiuta il coachee a definire l’obiettivo da raggiungere, partendo da uno macro e stabilendo piccoli microobiettivi (step) verificabili sul campo. Il coach supporta il coachee, facendo attenzione non solo a quello che viene espresso verbalmente ma soprattutto dando importanza alla comunicazione non verbale; notare le incongruenze che magari nascondono disagi e timori del coachee, aiutandolo a scoprire le sue credenze limitanti e lavorando sulle potenzianti. Coaching è sinonimo di cambiamento, di crescita, di trasformazione. La normale evoluzione dell’essere umano.

 Bisogna solo che lo si desideri.

“Il segreto del cambiamento è nel concentrare tutta la tua energia nel costruire il nuovo, non nel combattere il vecchio!” Socrate

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