La strada dell’attenzione

Se ti chiedessi a quando risale l’ultima volta in cui hai ascoltato qualcuno, mentre ti parlava, guardandolo negli occhi, cosa mi risponderesti?
Con tutta probabilità la tua memoria farebbe cilecca. La nostra capacità di concentrarci su quello che ci comunica l’ interlocutore è costantemente minata dal desiderio di controllare i cellulari, le  mail, le numerose notifiche su Facebook; dunque è di incapacità che parliamo.

Il sociologo Erving Goffman definisce questa nostra disattenzione “esser via” quasi come ad intendere, che nel frattempo, i nostri pensieri volano da tutt’altra parte e che al destinatario arriva qualcosa come: “non mi interessa quello che mi stai comunicando”. 

Siamo saturi di informazioni, bombardati, fagocitati al punto tale da non essere quasi più capaci di distinguere tra notizie reali e fake news, tra quello che ci interessa e quello che non ci interessa. Ma non è solo questo. Il fatto è che tutta questa ricchezza di informazioni, porta ad una diminuzione della nostra capacità di attenzione.

L’attenzione, dal latino “attendere”, <<tendere verso>> è qualcosa che ci mette in connessione con il mondo e struttura le nostre esperienze. Uno dei fondatori della psicologia moderna, William James, definì l’attenzione come il “prendere possesso da parte della mente, in forma vivida e chiara, di uno o dei tanti oggetti o delle sequenze di pensieri possibili”. 

Pensate all’estate appena trascorsa. Vi sarà certamente capitato di leggere un libro sdraiati sul vostro bel lettino in spiaggia. Siete riusciti a rimanere concentrati senza farvi distogliere dal meraviglioso chiasso dei bimbi che scorazzavano su e giù? Dal chiacchiericcio della vicina di ombrellone o dalla musica in diffusione nel luogo in cui soggiornavate? Qualcuno non avrà avuto difficolta ma qualcun altro, forse, si. Dipende dalla nostra attenzione selettiva che quanto più è forte, tanto più ci consente di essere assorbiti da quello che stiamo facendo in un determinato momento. La capacità di attenzione è una abilità vitale che non solo ci permette di vivere il qui ed ora ma ci consente di imparare meglio e di immagazzinare quello che impariamo.

C’è però un rovescio della medaglia, e aggiungerei, per fortuna. Quando i nostri pensieri sono fossilizzati su un problema che magari ci porta ad uno stato emozionale a basso livello energetico o quando addirittura si è di fronte a dei pensieri ossessivi, la mente vagante ci viene in soccorso. Nel momento in cui alla guida è lei, il cervello attiva una serie di circuiti neurali riferiti a cose che non sono attinenti a quello che stiamo facendo oppure imparando; se ad esempio io sono tartassata dal pensiero che devo pagare la rata del mutuo e sono in forte difficoltà economica, farmi trascinare dalla mente vagante che magari mi  allontana da quel triste pensiero è cosa buona e giusta. 

Diverso è il discorso se invece stiamo studiando e dobbiamo stare concentrati. E’ stato dimostrato che durante la lettura di un testo, per circa il 20%-40% del tempo, la mente, ahimè, vaga; e ancora, è stato sempre dimostrato che, mentre leggiamo, se una frase include una parola grammaticalmente errata, solo dopo aver letto altre 17 parole ce ne accorgiamo. Insomma, pare che per la maggiorparte del tempo siamo distratti.

E noi?

Che tipo di attenzione, dunque e di conseguenza, rivolgiamo a noi? Quando facciamo riferimento al concetto di attenzione ci riferiamo anche ad una particolare consapevolezza verso noi stessi. Passo che ci porta a volgere lo sguardo anche verso gli altri e verso il mondo. Quanto siamo “presenti a noi stessi”? Quanto ci soffermiamo su quello che pensiamo, su come agiscono i nostri pensieri, su come ci comportiamo? 

Nel mio lavoro, mi capita molto spesso di incontrare persone che sono ben lontane dall’avere la consapevolezza di sé stesse. Se ci manca questa, allora, come facciamo a capire cosa desideriamo dalla nostra meravigliosa vita? Come facciamo a capire quali sono le cose che ci rendono felici?

FERMARCI: Dobbiamo fermarci. Semplice.

Contare su momenti di reale tranquillità, facendo ad esempio una passeggiata all’aria aperta, prendersi dei momenti di “solitudine”, e attingere alla pratica meditativa, sono ingredienti assai efficaci per allenarci all’attenzione e dunque a ritrovare noi stessi. La frase “Cerca dentro di te” indica che la pratica meditativa sviluppa autoconsapevolezze ed empatia. 

Abbiamo ogni giorno mille cose da fare e mille impegni cui adempiere ed il rischio che stiamo correndo è quello di divenire più orientati al fare che all’essere. Una tra le più diffuse definizioni di Mindfulness, la definisce come la “capacità di porre attenzione in modo particolare, nel momento presente ed in maniera non giudicante”; la pratica meditativa consente di allenare l’attenzione selettiva che minimizza l’influenza delle distrazioni permettendoci dunque di entrare in quello che viene definito “stato di flusso”. Studi dimostrano che dedicarsi alla pratica meditativa dell’attenzione migliora la capacità di calmarsi e migliora l’apprendimento. Non è un caso infatti se molti progetti, soprattutto quelli orientati alle scuole, prevedano percorsi in tal senso. Essa favorisce una maggiore resistenza allo stress, una migliore sensibilità sociale ed uno spiccato senso di cooperazione, quello che serve perché si possa essere cittadini illuminati ed impegnati; e se pensiamo che i bambini ed i giovani di oggi rappresentano l’avanguardia del domani, è facile comprendere quanto sia importante. 

Non solo. Tutto questo, se portato all’interno dei diversi sistemi di cui l’uomo è parte integrante, porta ad un’attenzione definita “sistemica”, qualcosa che va ben oltre il nostro quotidiano. Quella particolare consapevolezza di noi stessi rispetto al pianeta che abitiamo: ricordate il terzo tipo di attenzione verso il mondo? Dunque, essere attenti al futuro significa, ancora una volta, chiedersi quali sono le direzioni delle nostre azioni, in che modo possiamo modificare i nostri comportamenti e soprattutto cosa possiamo fare nel nostro piccolo per le generazioni future? 

Sì, perché in quelle generazioni future ci saranno i nostri figli, i nostri nipoti e molte delle persone a noi care.

Per ulteriori approfondimenti

https://www.neuroscienze.net/attenzione-cellulare/?fbclid=IwAR1c_E4bpkzDadZ1KK_VH4CzrO00htAPDGDNno0l4DMsJ1CCT-3GmODB5dw

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